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OMAGGIO A GUIDO FARINA

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Martedì 10 dicembre 2019 - ore 17:00

Museo del Novecento - Sala Fontana

Piazza Duomo 8, Milano

ingresso libero fino a esaurimento posti

Serata dedicata a Guido Farina (Pavia, 1903 -1999) musicista, compositore e didatta

in occasione del ventesimo anniversario della scomparsa.

 

Presentano Marina Vaccarini e Maria Cecilia Farina.

Giovanna Polacco e Alfonso Alberti eseguiranno musiche del maestro.

Marco Farina leggerà qualche pagina di Guido Farina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Programma del concerto

Guido Farina (Pavia, 1903 – 1999)

Colloquio per pianoforte

Ritratti di animali per pianoforte

Romanza e Andante appassionato per violino e pianoforte

Sonata per violino e pianoforte 

Lauda per pianoforte

 

Giovanna Polacco, violino

Alfonso Alberti, pianoforte

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Giovanna Polacco, violino.
Allieva di Paolo Borciani, si diploma a pieni voti presso il Conservatorio di Milano perfezionandosi poi con

L. Kogan e H. Szeryng. Debutta all’Accademia Filarmonica di Roma, alla Società del Quartetto di Milano e al Festival di Musica da Camera di Cremona in duo violino-pianoforte. Ha ottenuto premi in numerosi concorsi internazionali tra i quali il “M. Abbado”, il “Forte dei Marmi”, il “V. Gui” di Firenze e ha suonato anche come violino di spalla in varie orchestre sotto la guida di direttori quali Abbado, Prètre, Maazel, Giulini, Kuhn, Muti. Membro stabile del Dedalo Ensemble e fondatrice del Milano’808Ensemble, partecipa a importanti Festival e stagioni musicali quali Biennale di Venezia, Milano Musica, Concerti del Quirinale, MITO Settembre Musica. Nella sua intensa attività didattica e di promozione di giovani talenti, ha affrontato l’integrale dei Duetti per 2 violini di Berio, Bartók e Hindemith eseguiti da 50 giovanissimi violinisti in varie rassegne concertistiche. Da sei anni Direttore artistico della stagione cameristica Verdi Suite, è docente di violino e del corso di prassi esecutiva e repertorio della musica contemporanea presso il Conservatorio di Milano.

Alfonso Alberti

Alfonso Alberti suona (il pianoforte) e scrive (libri sulla musica).
Sua grande passione è la musica d’oggi, nella convinzione che essa sia un’opportunità formidabile per capire il tempo che ci troviamo a vivere, e noi stessi che viviamo in questo tempo. Ha suonato in luoghi come il Konzerthaus di Vienna, il LACMA di Los Angeles, la Sala Verdi del Conservatorio di Milano, la Cappella Paolina del Quirinale.
Un’intesa musicale e umana particolarmente significativa lo ha legato a Giorgio Gaslini, che gli ha dedicato i suoi ultimi brani per pianoforte e il Concerto per pianoforte e orchestra. Il suo cd Stradivarius col Concerto per pianoforte e orchestra di Goffredo Petrassi (Orchestra della RAI, direttore Arturo Tamayo) ha vinto il Premio della critica come miglior disco 2012 in Italia.
Nel 2010 il canale televisivo Sky Classica gli ha dedicato un documentario per la serie Notevoli.
Dal 2017 è uno dei conduttori delle Lezioni di musica di Radio3.
Di questo stesso anno è la sua prima raccolta di poesie, Due, volume a quattro mani con Gianni Bombaci per l’editore Il Raccolto. Del 2019 è una plaquette con cinque sue poesie e tempere originali di Adalberto Borioli.

Guido Farina

Compositore e didatta (Pavia, 30.10.1903 – 10.12.1999).
Nato a Pavia nel quartiere Borgo Ticino il 30 ottobre 1903, dopo i primi studi musicali condotti nella sua città con Franco Vittadini e Luigi Picchi, si iscrive nel 1920 al Conservatorio di Milano, nella classe di Vincenzo Ferroni (che si era formato con Savard e Massenet al Conservatorio di Parigi), diplomandosi in Composizione nel 1927 e successivamente anche in Pianoforte e in Musica Corale (studia con Guido Alberto Fano e Achille Schinelli). Sulla sua formazione musicale, lungamente osteggiata dalla famiglia per motivi economici, molto peso hanno altresì le figure di Ettore Pozzoli e Ildebrando Pizzetti. Incomincia presto un’intensa attività di didatta, direttore d’orchestra e animatore culturale a Pavia e a Milano e nascono in questi anni i suoi primi lavori cameristici e corali. L’esordio nel mondo del teatro avviene con l’opera La dodicesima notte o quel che volete su libretto di Eligio Possenti da Shakespeare, rappresentata la prima volta al Teatro Filodrammatici di Milano nel 1929. Quella per l’opera comica diviene una vera e propria passione lungamente coltivata da Farina: alla Dodicesima notte seguiranno nel 1938 Tempo di Carnevale su libretto di Arturo Rossato da Matteo Bandello, nel 1940 La finta ammalata (libretto di Lina De Marchi da Carlo Goldoni) e infine negli anni ’50 Il bugiardo (libretto di Attilio Canilli da Goldoni), rimasta incompiuta. È nell’opera comica, come scrisse Giulio Confalonieri, che trovano spazio tutti i tratti «[...] di lirismo velato da garbata ironia, di desiderio di canto, di nostalgia per nobili forme del passato, di prontezza nel cogliere, delle cose e delle figure umane, il lato caratteristico [...]». Altro genere particolarmente amato e consono alla sensibilità di Guido Farina è quello della lirica da camera per canto e pianoforte. Vasta è la sua produzione in questo campo, non solo su poesie di autori del Novecento (Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Diego Valeri, Ada Negri ...) ma con un’attenzione rivolta anche a testi più antichi e al filone popolaresco e dialettale.
Non si deve poi dimenticare l’interesse di Guido Farina per la fisarmonica, «il dialetto della musica nel mondo». Per questo strumento compone e pubblica numerose composizioni, mentre alcuni pezzi per pianoforte, tra cui il Corale in strofe variate, erano già stati trascritti negli anni ’40 da Felice Fugazza e inseriti come pezzi d’obbligo in concorsi. Una grossa parte della vita del compositore è spesa nell’attività didattica, prima all’Istituto musicale di Pavia, (intitolato dal 1948 a Franco Vittadini), del quale per molti anni Farina fu direttore, e poi nei conservatori di Bolzano e Milano, come docente di Contrappunto e fuga e di Composizione polifonica vocale. Frutto di questa lunga e amata esperienza sul campo è la ricca opera didattica, tuttora adottata nei conservatori, che spazia dai Solfeggi cantati al Libro dei compiti d’armonia, al Trattato d’armonia teorico-pratico in quattro volumi. Questa stessa vocazione didattica si svela anche nella vasta opera per pianoforte, in larga parte dedicata al mondo dell’infanzia.
L’attività di compositore di Guido Farina si chiude bruscamente nel 1951 con il Quartetto d’archi con voce recitante detto “dell’Uomo che sapeva”, significativo gesto di un compositore che sentiva ormai aperto un solco incommensurabile tra il suo scrivere legato alla tradizione tonale e il mondo nuovo del serialismo e delle avanguardie.
Negli anni ’70 si stabilisce definitivamente a Pavia con la moglie e i quattro figli e la sua parabola professionale si avvia al termine. Progressivamente chiusa l’attività didattica, ai ricordi della sua giovinezza e degli amici di un tempo dedica articoli e due libri: Storie del Borgo (1982) e Dal Borgo in città (1984). Nel 1994 scrive e pubblica I fioretti di Don Enzo, testimonianze su un amico sacerdote che rivelano il percorso spirituale del musicista e la sua fede fattasi sempre più profonda. Circondato dall’affetto familiare e dagli ex-allievi che frequentano regolarmente la sua casa, «la casa di un umanista – così si esprime lo scrittore Mino Milani – che ha fatto della musica la ragione del suo esistere», Guido Farina si spegne il 10 dicembre 1999.

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