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FONDI E RISORSE BIBLIOTECARIE A CONFRONTO

conferenza / concerto

​​VENERDI 6 FEBBRAIO 2026 - ore 17:00

Conservatorio "Vivaldi" di Alessandria - Sala Abbà Cornaglia

Via Parma, 1 - Alessandria

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Dalla Biblioteca “ospite” del Conservatorio di Alessandria:

          IL REPERTORIO E IL PATRIMONIO MUSICALE ALESSANDRINO ATTRAVERSO LE    

          RISORSE DELLA BIBLIOTECA CARLO MOSSO

Dai fondi della Biblioteca NOMUS di Milano:

Conferenza a cura di Maria Maddalena Novati

FONDO SYLVANO BUSSOTTI

          FONDO FONOLOGIA

 

Concerto

 

Carlo Mosso, scelta di Preludi per pianoforte (1986-1990) nella revisione di Marco Santi

Preludi n° 2, 11 e 12

Paolo Armano, pianoforte

Preludi n° 15, 16, 19 e 22

Elia Fumagalli, pianoforte

 

Carlo Mosso, Tre canzoni piemontesi per chitarra (1976) nella revisione e diteggiatura di Angelo Gilardino

I tre prinsi, La pastora e il lupo, Verdolin verdolineto

 

Felice Quaranta, Divagazioni per chitarra (1975) nella revisione e diteggiatura di Guido Margaria

 

Bishal Nigra, chitarra

 

 

Felice Quaranta, Invenzione per pianoforte a 4 mani (1969)

 

Fiorenza Bucciarelli - Lucio Cuomo, duo pianistico a quattro mani

 

 

Michele Dall’Ongaro, Darstellung (1987)

Marco Tutino, The game is soft (1988)

Luca Francesconi, Notturno (1988)

Mauro FerranteDo.Mi.Si. (1985)

 

Felice Trotta, saxofono

La prima parte del programma del concerto odierno si concentra su due autori che non solo spiccano nel panorama compositivo piemontese del Novecento, ma rappresentano la storia del nostro (e loro) Conservatorio.

 

Carlo Mosso (1931-1995) si diplomò in Composizione nel 1957 presso il Conservatorio di Torino sotto la guida di Felice Quaranta (1910-1992) e con il proprio maestro condivise quel percorso compositivo che, partendo dalla lezione di G.F. Ghedini (1892-1965), – il quale, armato di un forte magistero contrappuntistico e di rigore formale, coniugò gli stilemi del repertorio antico alle istanze novecentesche – si inoltrò sul territorio della libera serialità, senza mai rinunciare ad una ricerca timbrica e ad una esigenza espressiva (il “saper cantare” che Mosso raccomandava sempre ai propri studenti) sobria ma profonda, distintiva della nostra tradizione culturale.

Sempre nel 1957 Mosso compose il “Ricercare sul nome di Felice Quaranta”, testimonianza di affetto e di condivisione artistica con il suo maestro. Negli anni successivi, lavorò come bibliotecario presso il conservatorio di Torino, dove Quaranta insegnò sino al 1969, anno in cui divenne direttore del Conservatorio di Alessandria, incarico che mantenne sino al 1976. Nel nostro conservatorio, Mosso arrivò nel 1971, come docente di composizione e ne fu direttore dal 1976 al 1987.

La ricerca di connotare la propria personalità artistica passò anche, per i due autori, dall'interesse verso la chitarra, forti della collaborazione e amicizia di Guido Margaria (che dal 1966 insegnava chitarra presso il Conservatorio alessandrino) e, per quanto riguarda Mosso, di Angelo Gilardino.

Mentre nell'opera Divagazioni (1975) risulta evidente il ricorso alla libera serialità, le Tre canzoni piemontesi di Carlo Mosso (1976) – testimoniano la volontà di proseguire l'esperienza di recupero e valorizzazione operata da Leone Sinigaglia (Torino, 1868-1944) e acquisita dal giovane Mosso proprio negli archivi della biblioteca torinese; i tre canti popolari vengono qui avvolti in una atmosfera ricca di raffinati colori timbrici e giochi di intarsio, pur mantenendo sostanzialmente inalterato il profilo melodico originale.

 

Successivamente il programma propone due esempi della produzione pianistica dei due autori piemontesi. Nell'Invenzione per pianoforte a 4 mani (1969), Quaranta disegna, nell'ampiezza della gamma timbrica garantita dai due esecutori, un'alternanza di densità contrappuntistiche - caratterizzate dalla ricorrenza di pochi elementi motivici (fra i quali primeggiano la reiterazione dell'elemento ritmico-accordale e il ribattuto) - e di rarefazioni sonore dalle quali emerge un composto fluire melodico. La costruzione seriale viene spesso interpolata al fine di consentire l'emergere di successioni melodiche diatoniche, specie nei momenti salienti della solida struttura formale.

I ventidue Preludi per pianoforte di Carlo Mosso, terminati nel 1990, rappresentano invece l'ultimo lavoro di grande respiro del compositore. I primi due numeri furono concepiti come Notturni (1986); i brani dal n. 4 al n. 9 costituivano una sorta di suite, al cui interno vengono ripresi due pagine del Liber Organi (1975), ossia la Canzone e il Corale (rispettivamente nn. 4 e 7 dei Preludi); i numeri rimanenti furono invece composti nel 1990, fra maggio e novembre, allorché si era consolidata l'idea di un ciclo unitario al cui interno la molteplicità di atteggiamenti pare ergersi come un ripensamento dell'intero percorso compositivo dell'autore. I riferimenti stilistici e poetici di Mosso, in quest'opera, si collocano sia nel recente passato italiano (Ghedini, Malipiero e Petrassi, in particolare), sia in autori quali il giovane Berg, Bartók e De Falla, ma anche nei modelli del passato (i nostri “grandi padri”, avrebbe detto Mosso), che emergono nella scrittura pianistica e nelle scelte formali di alcune pagine (Schumann e Brahms). Una particolare considerazione merita il Preludio n. 11, il cui manoscritto reca l'indicazione “Citazione, dall'op. 110 di Beethoven”, citazione che, nelle intenzioni di Mosso, intendeva ricondurre il principio di elaborazione motivica che caratterizza la seconda parte della raccolta all'insegnamento del grande tedesco.

 

Marco Santi

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